Come si vive con uno solo punto cardinale in testa? Chiedetelo direttamente a lui. Il soggetto in questione è il (l’articolo è d’obbligo) Luigi Galbiati padano DOC, contutto il suo “mondo” tarato e filtrato solo ed esclusivamente con il “nord”. Il Galbiati, di nazionalità padana, quando non caccia di frodo o propina assicurazioni padane che non contemplano premi al di sotto di Lodi, trova il tempo per raccontarsi e raccontare le moderne peripezie dell’homus padanus nell’odierna società. Questa società multirazziale traumatizza il Galbiati, che non riesce più a distinguere il proprio condominio ormai “multietnico” da un qualunque cartellone della Benetton! Apparentemente burbero ed “incazzoso” fa trasparire però fiumi di simpatia grazie alle sue strampalate teorie che inevitabilmente lo immedesimano nel ruolo di inconsapevole vittima. E per chi ancora fatica a seguirlo ecco che Galbiati rispolvera, modifica e crea nuovi modi di dire capaci in pochissime parole di rendere l’idea: “sem minga chi a rugà i
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piragna cun i man”, “và a radrisà i banan cun el martell” e soprattutto l’inarrivabile “sem minga chi a pelà l’anguria cun i man”. In sintesi, l’esperienza del Galbiati potrebbe definirisi come la vita di un uomo che vorrebbe entrare nella Mitteleuropa, ma la Mitteleuropa proprio non ne vuole sapere. Difficile resistere alle sue “rivendicazioni” e ai suoi intercalari intrisi e portatori (secondo lui) di valori e concetti “padani”. Crea metafore e un nuovo linguaggio fino a giungere all’inarrivabile filosofi a del “ciucciamanuber” appioppato d’istinto a chi sembra non capire al volo l’essenza del sentimento del Luigi.
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